ste||arium

11.2.06

la prego, siamo iblei

Una nave arrugginita giace su uno sfondo di pietre e arbusti, davanti passano tre cammelli. In quel luogo il mare si è ritirato da decenni. Ed ecco ritornare l’orrore: un’altra volta immagino il momento in cui l’acqua è scomparsa da sotto i piedi del mostro di ferro, ormai abbandonato a una morte secca. Avrà fatto rumore? Tunk? Che tipo di tunk? Qualcuno l’avrà sentito? E qualcuno era lì nell'istante in cui il mare di Aral si è diviso in due parti? E' durato mesi, secondi, anni quell'istante? Un lombrico sezionato? Siebel_boy ha assistito a tutto; quel giorno era lì con le caviglie affondate una spanna nell'acqua salata, dieci metri sotto al livello del mare del 1970. Non era ancora nato o al massimo aveva sei anni. Doveva essere uzbeko. Andassero a puttane i kazaki e la loro diga. Era il 1989, il muro cadeva a Berlino. Chi era Mosè? Un cinico, evidentemente, perché quando le acque si divisero lui non si schierò per l’uno o per l’altro mare, ci passò in mezzo. Ma il vecchio barbuto era a piedi e quando hai una barca non ragioni così. Siebel_boy prese la direzione sud e non camminò in mezzo a quella striscia di terra umida destinata a diventare un deserto. Affondò le caviglie prima dentro cinque, poi dieci, poi trenta, poi cinquanta centimetri d’acqua e infine saltò sopra la barca a remi. L’orizzonte era a sud-est e il sole tramontava. Non poteva essere lì, il sole, e comunque non ci aveva ancora pensato. Era giorno o notte?

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1 Comments:

At 2/12/2006 12:23:00 PM, Anonymous Ibrid said...

Tornando a casa, ho sempre come la sensazione che qualcosa nella mia vita non fosse stato giustamente valorizzato.
Ricordo ad esempio di un bimbo che mi accompagna per mano nel cortile dell'asilo, e che mi tirava i capelli, diceva, per strapparmene qualcuno e serbarlo in una teca di cristallo.
Oggi, su questo pullman strapieno, vedo le vetrine sfrecciare dalla finestra appannata dal tepore del respiro e dalla pioggia e mi chiedo come si chiamasse quel bimbo, e se i miei capelli li ha tenuti... anche se, in effetti, quando me li tirava dalla testa non mi faceva male. Era come se sentissi una carezza, ed ecco che teneva in mano un capello.. Me ne tirò via tre o quattro, o non di più, e poi mi disse che forse non ci sarebbe stato più.. chissà come si chiamava.

[Pensiero avuto su un pullman della GTT sulla linea 55, 90 posti di capienza di cui 65 seduti ma in quel momento 98 passeggeri effettivi].

 

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