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Saluti da Torino
Pietro
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Devo ammetterlo: quel genio fuori dagli schemi di Tenedle ha fatto una cosa degna di stupore. Si chiama Alter ed è uscito lo scorso 9 ottobre. Credo che sia uno dei migliori cd degli ultimi tempi. Non se lo filano in molti, però qui a Torino RadioFlash sta passando il suo singolo Fintorgasmo (proprio un signor titolone, neh Tenedle?). Ascolto canzoni come Ora di Ricreazione, Notte Fonda, L'Unica Stella e mi dico: cazzo. Ma questo qui come fa a essere italiano?
Segnalazione due. Il fraterno Valerio Damini si è visto pubblicare su Linus di ottobre un conturbante racconto di sesso e adolescenza. Si chiama Pelle ed è stato scelto da Matteo B. Bianchi per la sua rubrica Laboratorio Esordienti. Visto che nessuno di voi si catapulterà in edicola a comprarlo (però la rivista merita, sul serio), posso a questo punto rivelarvi che Pelle si trova - quarto racconto scorrendo la pagina verso il basso - sotto questo link che questo blog linka dall'alba dei tempi.Etichette: musica, parole, scrivere, segnalazioni
Vinicio Capossela a Monforte fotografato da Guido HarariEtichette: foto, luoghi, monforte, monfortinjazz, musica, turismo
Siamo belli, siamo fighi, siamo caldi, siamo cool... siamo i Garbin!Etichette: garbin, musica, personalizza il tuo 2007

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La musica mi emoziona. Bella scoperta direte. Non mi ha mai preso tanto come in questi ultimi quattro giorni. Passati ad ascoltare An Pierlé, voce d’angelo e sorriso impertinente, ma spesi soprattutto a suonare. Ho cominciato venerdì sera a casa mia con Valerio, ultimando la stesura di due testi su altrettanti pezzi di cui avevo composto la musica, poi sabato e domenica ci ho dato dentro come un matto per registrare il demo con i Garbin. La sala di incisione per me è stata una novità, ho avuto paura di non essere all’altezza, ma quando sei lì che suoni la tensione si trasforma in adrenalina e tu ci metti l’anima. Belle sensazioni. Quanto quelle provate oggi mentre mi prendevo una pausa nel mezzo di un articolo: ho tirato fuori la Korg e mi sono lasciato andare a un’improvvisazione su un valzer che mi ricordava le armonie di Yann Tiersen. Le dita correvano sui tasti e intanto gli occhi vagavano oltre la finestra semiaperta: a un certo punto ho visto una signora sul balcone di fronte. Immobile, tesa in ascolto. Di qualcosa. Sarà stato il mio smisurato ego, ma ho pensato che stesse ascoltando proprio me. Ho continuato solo per lei un altro po’. Dopodichè ho smesso, lei è rimasta appoggiata alla ringhiera un altro paio di minuti, quasi ad aspettare una rentrée, infine è scomparsa dietro la porta. La musica mi suggestiona.Etichette: musica, personalizza il tuo 2007

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Ho trovato una foto di Sesto (San Giovanni? Fiorentino?) dove predomina il rosso. Ogni cosa è colorata di rosso dalla sabbia del Sahara. La didascalia dice: Sesto toccata dalla sabbia del Sahara. Quella sabbia, sollevata da qualche tempesta, saldata dal vento alle nuvole, spinta da qualche alta/bassa pressione è arrivata fino sul cielo di Sesto e anche sul mio ping pong in provincia di Cuneo. Poi la pioggia ha cominciato a cadere, qualche volta anche la neve cadeva rossa, proprio in quel punto. Quel granello di sabbia del Sahara che ora mi fa incazzare perché ha appena deviato la traiettoria della pallina nel mio ping pong, qualche settimana prima se ne stava in mezzo a un buco del deserto, magari calpestato dalle jeep o dai camion dei pozzi petroliferi. E poi mi ritorna in mente una canzone: “Se ti do un bacio e poi levo la parola bacio. Quello che rimane è meraviglia. Come prendere il sole su una spiaggia bianca”. Mi sa che unisco le due cose, la sabbia del Sahara e la parola bacio. Quella sabbia che non era certo nata per farsi chiamare sabbia, di sicuro i beduini la chiamano con un termine arabo; così il bacio, che la prima volta che è stato sperimentato non aveva certo nome. Neanchio nel 1980 avevo nome, al massimo mi chiamavano desiderio. Noi i nomi li usiamo per linkarci le nostre definizioni imparate nella crescita. Ogni giorno un nuovo concetto a cui linkare un nome. Bacio: manifestazione di affetto da bocca a bocca. Sabbia: terreno proveniente dall'erosione dell'arenaria. E invece ora slinko tutto, riparto da subito dopo l'utero. La macchina del M ha un buco nella T, che ridere quando la cantavamo da piccoli al camposcuola. Un bacio sulla spiaggia? Un po’ di sabbia del Sahara ti finisce tra i denti, che schifo. Tolgo a sabbia del Sahara la parola sabbia-del-Sahara, clicco sull’oggetto sabbia e non linka a nulla. Mi sento perduto! Oppure: che sciccheria! Che cosa vuol dire questa foto rossa? Quella è pura sensazione nel mio palato, isolata, testarda, in tante piccole unità dure. Idem per l’azione del bacio. Allora ora tu mi baci, con la lingua anche, ma non ho certo idea che mi stai dando un bacio. Bello, no? Un sensazionale scambio di vedute. Ma forse, visto che non conosciamo il significato e i diritti/doveri stabiliti dal bacio, per stasera (visto che mi sono appena tagliato la lingua) possiamo anche scegliere che ci piace di più bere il tè alla pesca in due diverse tazze rosse.
Noris Pella è il mio mondo, Stellarium la mia stanza. Noris Pella è tratto dal frontespizio di un’enciclopedia anni ’70 che da piccolo (e anche ora, lo ammetto) sfogliavo con devota meraviglia. Mondi nuovi, universi da scoprire mi si paravano d’innanzi, quale migliore carburante per la mia fantasia. Per la precisione la voce Noris sta per Assia Noris, attrice di film muti (e non) che hanno riscosso un certo successo negli anni ’30, mentre Pella era la capitale di quel grande regno messo in piedi da Alessandro Magno. La parola Stellarium esiste eccome (su Google 484 mila risultati), ma per me è un un gioco di parole, non ci si abbronza, ma ci si rischiara alla luce delle stelle… a proposito, anche Noris Pella ha nel suono delle parole un che di sidereo. Stellarium è anche la notte di Baghdad vista attraverso l’obiettivo della CNN con le telecamere a infrarossi che trasformano i raid arerei in una costellazione intermittente di pianeti color verde. Stellarium è un discorso ampio e non definito, vuol dire tutto e niente, c’è il filo conduttore della guerra. È una guerra spesso metaforica, insita nelle pieghe della vita, la guerra di ruoli nella nostra recitazione quotidiana (The ditch), la guerra ripetitiva del lavoro (Timeaftertime), la guerra di chi per lavoro tenta di fare della corretta informazione (What a sun!), la guerra intestina dei sentimenti in amore (Nicosong), la guerra dei pionieri e degli israeliani (Sold far west). Guerra è anche il suo rovescio, inazione: motivi fuori dal tempo (Stars apart), rimpianti datati che urlano il loro irreversibile (Unchained love: it strikes again), ritagli di sogno adatti per i titoli di coda del solito film psicologico (As being twins), ma anche inni alla vita (Safety-life), all’amore (Is a miracle your name), alla musica (Empty record). 8 sett 03Etichette: musica, noris pella